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Arte prima e dopo la nascita

L’esperienza artistica è un’importante forma di benessere e relazione. L’arte è come un ponte capace di unire, un canale di comunicazione potente e stimolante, che permette di connettere le persone aldilà delle parole perché rende tutto il corpo e i nostri sensi i veri protagonisti. Anche solo attraverso la stimolazione visiva e sensoriale entriamo, in maniera naturale e immediata, all’interno di quello che è il processo creativo, rompiamo schemi, ci connettiamo ai nostri ricordi, abbattiamo pregiudizi, entriamo in contatto con altri punti di vista, immaginiamo, visualizziamo. Viviamo in un’epoca in cui non siamo più abituati a immaginare, in cui siamo immersi in tanti tipi di inquinamento, uno di questi è quello visivo. Siamo sommersi dalle immagini, di ogni tipo, dai social, alla pubblicità, oggi tutto è immagine ed è un paradosso non saper più immaginare e vedere. È anche un’epoca in cui non siamo più abituati a sentire il nostro corpo e siamo inconsapevoli delle sue straordinarie capacità e risorse espressive e motorie.

Nel momento in cui diventiamo genitori ci troviamo a ripensare al nostro corpo e alle sue capacità espressive, soprattutto noi donne che abbiamo a che fare, fin dall’inizio in cui capiamo di essere incinte, con importanti cambiamenti e trasformazioni profonde, sia a livello fisico che emotivo e psicologico. L’esperienza della gravidanza è già una prima forma di processo creativo a cui andiamo incontro. E come tutti i processi creativi ci stimola a immaginare, a sognare, a progettare, a richiamare la parte bambina di noi che era rimasta sopita dal tram tram quotidiano. Il processo artistico e il processo generativo sono molto simili e condividono la stessa apertura all’ignoto, alla scoperta, all’esplorazione di sé e dell’altro, la stessa voglia di mettersi in gioco e provare tante strade finora impensabili.

Il metodo vuole dare valore a tutto questo perché non passi inosservato, come una delle tante fasi della vita. L’obiettivo è proprio rendere questa fase formativa, perché essere creativi, immaginare, vedere, sognare, divertirsi, è la base per ogni successo anche come genitori da sfruttare nel corso della vita insieme ai nostri figli.

Dipingere il vuoto

“Dipingere il vuoto” è utilizzare la pittura come strumento di elaborazione del lutto. Si tratta di un progetto che ho iniziato in un periodo molto difficile della mia vita. La malattia di mio padre mi ha costretta ad intraprendere un viaggio dentro di me per trovare la mia forza, le mie risorse, la mia resilienza.

Dipingere il vuoto è un urlo, uno scrollarsi di dosso tutto, ma è anche un abbraccio, un accogliere quel vuoto dopo averci combattuto, dopo averlo rifiutato, odiato, rifuggito. E’ un riappropriarsi della pittura e grazie a questa ritrovarsi.

Tre colori, un cambiamento di tono, un’apparizione: sì perché se lo ascolti quel vuoto lui non è mai così vuoto, c’è sempre qualcosa che affiora, che ti chiama, che ti scrolla dal torpore. E’ come quando chiudi gli occhi: in un primo momento pensi che vedrai solo buio ma poi arrivano bagliori, puntini colorati, ricordi di forme e luci che hai visto poco prima. Dipingere il vuoto è trovare la forza di andare avanti. Quel che non c’è più è il vuoto con cui devi imparare a convivere per il resto della vita nonostante il rifiuto, la voglia matta di tornare indietro nel tempo per riassaporare la presenza. Quel vuoto è l’assenza che aleggia nella casa di mio padre, nel suo studio, nel suo giardino di rose. Il vuoto è la mia impossibilità a tornarci e l’attesa che presto non ci sarà più nemmeno quella casa, quei luoghi amati, quei muri dipinti, quei profumi.

Allora che fare con questo vuoto? Come fare in modo che non inghiottisca? Non ci sono risposte giuste o sbagliate, non esistono ricette segrete da fare proprie, né formule che rivelano verità. E’ un viaggio, un percorso, un tempo da trascorrere e in questo tempo ascoltare e accogliere quel che viene. Perché il vuoto è come un foglio, bianco, da ascoltare, da accogliere, da accettare e poi.. trasformare.

… E l’Arte poi l’ho abbandonata…

Quando si fa Arteterapia con i gruppi emergono tante riflessioni che mettono in moto emozioni e ricordi. A volte sono ricordi spiacevoli di inadeguatezza e frustrazione. Una signora ha raccontato che ha sempre pensato di non essere per nulla brava a fare niente che possa essere associabile a qualcosa di artistico o creativo. “Eppure adesso che ho preso semplicemente a muovere le mani liberamente, mi sono ricordata che c’è stato un momento in cui credevo di essere brava a disegnare ma a scuola mi sono resa conto via via che non era per me l’arte”. Portando al gruppo un sentimento che accomuna molti di noi. Un sentimento che ha origini da bambini, tra i banchi di scuola quando un giudizio può soffocare la creatività e annientare idee e voglia di fare. “E poi l’Arte l’ho abbandonata….”

Eppure l’arte è sperimentazione e il vero fallimento è solo il sentirsi di aver fallito. Dal fallimento, da quello che non ci piace possono nascere tante cose, come semi di tante piantine che se ti stanchi di dar loro acqua moriranno per forza. Eppure nell’arte il giudizio degli altri pesa moltissimo e proprio nell’arte tutti si sentono in diritto di criticare, i più sicuri di sé sembrano tutti grandi artisti, grandi critici d’arte, grandi esteti che sanno cosa è bello e cosa invece è brutto. E allora la maggior parte di noi ha dato retta a quei giudizi (che nell’arte comunque sono sempre soggettivi) e hanno dimenticato col tempo cosa sia creare con le proprie mani, cosa vuol dire fregarsene di piacere agli altri e lasciarsi andare al solo gusto di esprimere sé stessi, liberi di scoprire e scoprirsi senza paletti, senza dover per forza colorare dentro i contorni, senza il dover per forza usare i colori “giusti”, senza il dover per forza rispettare canoni imposti dagli altri.

Ognuno di noi, nessuno escluso, ha bisogno di riconnettersi a quella parte creativa e artistica che è dentro di noi e che è innata e libera da contaminazioni di giudizio esterno. Basta vedere i bambini in tenera età che non hanno certo paura di un foglio bianco o di sporcarsi di colori.

L’arte è libertà e per farla non bisogna essere artisti affermati, anzi coloro che sono completamente liberi da infrastrutture imposte o autoimposte, proprio come i bambini piccoli, sono coloro che possono arrivare a scoperte inaspettate e meravigliose.

Cito una frase di uno dei ragazzi che con me fanno Arteterapia da ormai diversi anni: “Io non so cosa differenzi veramente un artista da uno che non lo è ma che semplicemente dipinge, disegna, crea. Non so se io sono o sarò mai considerato un artista ma la cosa bella è che non mi interessa. Forse finché dipingi per piacere agli altri di certo non lo sarai mai. Quello che mi interessa è che solo che con l’arte posso esprimermi e stare bene, e capire me stesso, e fare uscire quello che al contrario rimarrebbe soffocato nel mio cuore. Quello che mi interessa è quel momento di me, in connessione con me, in relazione con il mondo, il mio”.