Archivi categoria: Esperienze con le opere d’arte

Moving Image in China: il senso di inquietudine dell’uomo conetmporaneo al Museo Pecci di Prato

“L’uomo vive come uno schiavo di sé stesso e dell’ambiente; ma questa vita umile, fatta di solitudine, silenzio, fantasia, tedio e passione, a volte è così insopportabile che sentiamo il desiderio di volare. É un modo per trascendere o scappare”. Così descrive la sua opera video, Fly Fly, Jiang Zhi. L’effetto del suo video è ancor più d’impatto proprio per la sua semplicità. L’artista grida la sua volglia di libertà silenziosamente, anzi con un bellissimo sottofondo di musica classica, attraverso il solo gesto di un braccio che, muovendosi dall’alto verso il basso e viceversa, richiama alla mente il battito d’ali di un uccello. Lo sfondo di quel gesto non è però il cielo ma la propria abitazione, ingrigita dal tempo, a rappresentare la vita umile di tutti i giorni.

Jiang Zhi – Fly Fly 1997

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Nicola de Maria al Museo Pecci di Prato protratta fino alla fine di marzo: a spasso tra i colori

Oggi andiamo a spasso tra i colori incredibili di Nicola De Maria, passando da una sala all’alltra del Museo Pecci a Prato.

L’arte di De Maria dialoga profondamente con l’ambiente che la contiene e molto spesso, in una sorta di esplosione sentimentale, le forme fuoriescono letteralmente dai limiti delle tele e, come dischi volanti, volano nello spazio, sulle nostre teste.

 

Rimaniamo un attimo rapiti, nella seconda sala, dall’ “Universo senza bombe”, titolo scritto in fondo all’opera in lettere che, come note musicali, si muovono all’interno di un pentagramma. Una natura incantata invade uno spazio che emana pace e gioia, un sogno, una sorta di preghiera per una possibile alternativa alle bruttezze del mondo reale: questo quello che l’arte di De Maria vuole essere. “Con i miei lavori vorrei cancellare la povertà, la malattia, l’ignoranza e la violenza. Dovrebbero essere così belli e splendenti da raggiungere questo fine. Se no, un pittore cosa ci sta a fare?”

I colori danno idea sempre di grande freschezza, soprattutto i suoi bellissimi paesaggi: montagne, colline, zone erbose che svelano a tratti nascosti misteriosi animali, tutto realizzato esclusivamente con il colore.

Al contrario di quanto ci potremmo immaginare queste opere, realizzate su cassette, quindi materiali di recupero, hanno un procedimento esecutivo estremamente lento, meditativo. L’artista cioè da un colore alla volta e lo lascia riposare, calmare, sulla superficie, prima di intervenire nuovamente. E’ proprio questo modo di lavorare le superfici che non provoca il cracklé, cioè quella naturale fessurizzazione del colore, quando si da molto corposo in un punto: non c’è dramma nemmeno fisico nelle opere di De Maria.

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Monumenti all’uomo contemporaneo: Andrea Martinelli, Presente!

Per chi ama il genere del ritratto non può assolutamente perdersi la piccola mostra dedicata al grande artista pratese Andrea Martinelli che da giovedì 9 giugno si tiene alla Saletta espositiva Valentini a Prato. Tutto ruota intorno alla prima grande personale dell’artista allestita al Museo Pecci di Milano, realizzata in occasione della sua partecipazione al Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia a cura di Vittorio Sgarbi. Nella Saletta Valentini si è voluto creare una sorta di piccola sezione distaccata proprio nella città dove il Martinelli tutt’oggi, all’età di 46 anni, vive e lavora.

Purtroppo un difetto dell’esposizione pratese è la quasi assoluta mancanza di cartellonistica esplicativa e, anche se sicuramente le opere del Martinelli parlano da sole, scriverò a tutti gli interessati qualche curiosità sull’artista. Ad accoglierci, una volta entrati nella saletta, è il grande ritratto del nonno Dino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi sono poi foto di Gianni Berengo Gardin e un video che ci danno un’idea dell’esposizione di Milano, con anche immagini sulla Biennale.

Martinelli nasce a Prato nel 1965, mostra da subito uno spiccato talento artistico e soprattutto un’eccezionale capacità di analisi della realtà che lo circonda che indaga in tutti i suoi aspetti, anche quelli più impercepibili ad un primo e frettoloso sguardo. Questa sua spiccata sensibilità viene così dall’artista incentivata attraverso un esercizio disegnativo costante ed insaziabile che lo porterà allo sviluppo di una tecnica eccezionale.

Si fa notare soprattutto a partire dal 1992-93, quando esce la sua serie di grandi carte dipinte, dal titolo “Senescenze”. Sono lavori molto impegnativi e spesso ci vogliono mesi prima di concluderne uno. Martinelli dirà “la lentezza è uno dei valori che l’uomo deve saper riconquistare. Lentezza significa aver voglia di capire e noi tutti dobbiamo sentire il bisogno di capire. Solo così possiamo rinascere”.

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